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storia

I prodotti ceramici possono essere definiti come artefatti costituiti da materiale inorganico, con proprietà non-metalliche, che vengono sottoposti in alcune fasi del ciclo di produzione ad alte temperature.
La parola ‘ceramica’ deriva dalla parola greca Keramos che significa ‘creta’ o ‘terracotta’. Il termine greco è tuttavia strettamente connesso a un’antica radice sanscrita che significava ‘bruciare’ (utilizzata in origine anche per indicare ‘cose bruciate’).

Le piastrelle di ceramica ricoprono un posto unico nella storia. Infatti, possono essere annoverate a buon diritto come il primo prodotto di uso domestico ad associare l’aspetto funzionale e decorativo. La loro origine viene fatta risalire almeno al IV secolo a.C., quando in Egitto erano utilizzate per decorare vari tipi di casa. In quell’epoca, i mattoni di argilla venivano essiccati al sole o si cuocevano e per trattarne la superficie vi si applicavano i primi smalti, di colore blu e realizzati con il rame.

Antichi esempi di piastrelle – risalenti allo stesso periodo e generalmente decorate con semplici striscie alternate bianche e blu – sono state rinvenute in Mesopotamia. Altre, più recenti e articolate, si trovano in Tunisia (IX secolo), Kashan Iran (XI secolo) e in diverse moschee del Medio Oriente, utilizzate per rappresentare versi del Corano inscritti su fondi di vari colori (dal XII secolo in poi). Quanto all’Asia orientale, cui per esigenze di spazio possiamo solo accennare fugacemente, sin dall’antichità ha registrato un’intensa attività ceramica. I principali produttori furono la Cina, la Corea e il Giappone.

Iznik (Turchia) fu uno dei maggiori centri di fabbricazione della tarda ceramica islamica e si distinse per i suoi prodotti a partire dalla fine del Quattrocento. Se inizialmente l’attività si concentrò su pezzi bianchi e blu, nella prima metà del XVI secolo i manufatti di Iznik estesero la propria gamma di colori al turchese, al porpora, al verde e al nero, per poi passare verso il 1550 a una caratteristica tonalità di scarlatto. I motivi più apprezzati erano quelli vegetali e in particolare i tulipani, riprodotti su piastrelle, piatti e recipienti.

La storia della piastrella italiana ha origine durante il Basso Medioevo, quando sia per la strutturazione architettonica che per la decorazione degli edifici pubblici e religiosi si evidenzia la necessità di utilizzare meglio e, dunque, di progettare la ceramica di pavimentazioni e rivestimenti.
Dalle esagonette tardo-romane in cotto con l'incluso di marmo, attraverso le figurazioni medioevali o all'ampia cultura decorativa ‘islamica’ e ‘moresca’, si arriva così a una produzione anche italiana di maiolica decorata, prevalentemente utilizzata negli interni.

Così come per molti altri prodotti nella storia del design italiano, il Belpaese ha preso a prestito da altre culture e ha poi migliorato il prodotto originario usando l’ingegnosità e la creatività artistica locale.

Già nel XII secolo erano attive le manifatture di maiolica ingobbiata di Firenze, Siena, Orvieto e Faenza, ma fu nel XV secolo che l'arte ceramica visse il suo periodo felice. La terracotta, in precedenza limitata agli ornamenti - incisi o a rilievo - intorno a porte, finestre e archi, fu nobilitata in pregevoli opere di scultura da artisti come Antonio Pollaiolo e Donatello in Toscana, Niccolò dell'Arca e Guido Mazzoni in Emilia.
Nel contempo, Luca e Andrea Della Robbia perfezionarono l'uso delle maioliche nella scultura e nella decorazione. Da allora e per lungo tempo una posizione di primo piano fu occupata dalle ceramiche di Faenza, città dal cui nome deriva il termine francese faïence, coniato dopo il 1600 e tuttora usato come sinonimo di maiolica (anche nella versione italiana di ritorno, ‘faenza’).
Dopo la maiolica istoriata, a Faenza ebbe grande successo una decorazione stilizzata a colori tenui su smalto bianco (lo stile dei ‘bianchi di Faenza’).

In Liguria, i più antichi reperti archeologici e le notizie ricavabili dai documenti di archivio concordano nel fissare nell'ultimo quarto del XV secolo l'inizio della produzione ceramica ad Albisola. La vicina Savona ha invece una tradizione molto più remota che, secondo studi recenti, risale al XII secolo. Molto presto, nei primi anni del Cinquecento, ha inizio la produzione dei laggioni, piastrelle da rivestimento per pavimenti o pareti, ricoperte di smalto a vivaci colori, secondo disegni in parte derivati dall'arte islamica, in parte di gusto rinascimentale.

A partire da queste tipologie, gli artigiani italiani svilupparono presto nuovi stili, coerenti con i cambiamenti di gusto nell’arredo sia degli edifici pubblici che privati.

Quello della cappella di San Petronio a Bologna - del 1487 - è uno dei primi esempi di pavimento ceramici progettato da un famoso artista. Con quest’opera, Pietro Andrea da Faenza inaugurò una tipologia applicativa da quel momento in poi riprodotta e variamente declinata in molti edifici religiosi, palazzi e ville di tutta Italia.

Nell’Italia centrale, a Deruta, è nei secoli XV e XVI che la ceramica vive il suo maggiore splendore.
Accanto agli oggetti d’uso quotidiano, compaiono pezzi ornamentali con motivi geometrici e raffigurazioni. In questo periodo, anche le piastrelle per pavimenti raggiungono un alto livello di perfezione nella fattura, nel colore e nei soggetti trattati, dei quali restano significativi esempi nella chiesa di S. Francesco a Deruta, ora al museo della ceramica, nella cappella Basso-Della Rovere in Santa Maria del Popolo a Roma, nella cappella Baglioni in Santa Maria Maggiore a Spello e nell’oratorio di San Bernardino a Perugia.
Dalle manifatture campane (soprattutto quelle di Vietri sul Mare) e dell’Italia centrale, le piastrelle si diffondono nel Sud e, in particolare, in Sicilia nel periodo Barocco, con grandi scene a tema mitologico o connesse all'iconografia religiosa. L'evoluzione del prodotto porta comunque, all'inizio dell'Ottocento, a passare dagli impianti decorativi pavimentali a tema unico, a una ripetizione della decorazione della singola mattonella, traslando così da una concezione decorativa a pannello, verso un impianto modulare (di stampo proto-industriale).