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Una vittoria per l’export

di Nicola Tedeschini

Un ostacolo in meno, e dunque tante opportunità in più per esportare la bellezza e la qualità della ceramica italiana nel mondo. All’interno del comitato tecnico per le piastrelle di ceramica dell’Iso di Ginevra, l’organizzazione internazionale per le normative tecniche su beni e servizi commerciali, è stato raggiunto un accordo per adottare in tutto il mondo un unico metodo di misurazione dell’assorbimento d’acqua nelle piastrelle. Decisiva la seduta plenaria di novembre, per l’occasione tenutasi a Siviglia, del Technical Committee 189.

Technical-Committee-189_Siviglia2015
Il grado d’assorbimento d’acqua è, assieme al metodo di formatura il parametro di base per la classificazione dei vari tipi di piastrelle. Soprattutto, dal gennaio 2017, diventerà il criterio per stabilire le diverse classi corrispondenti ai codici doganali. Per questo è fondamentale avere un metodo di misurazione uniforme in tutto il pianeta. Finora, invece, l’Unione Europea ha apertamente differito sul punto rispetto agli Stati Uniti d’America, che, superfluo aggiungerlo, per il settore sono un mercato tuttora fondamentale. Secondo l’Osservatorio Previsionale di dicembre, curato da Prometeia e Bper Banca per Confindustria Ceramica, nel 2014 le imprese tricolori hanno venduto nell’area Nafta ben 42 milioni di metri quadrati; per il 2015 e per l’anno in corso, poi, sono attese a consuntivo ulteriori crescite, rispettivamente, del 6,3% e del 7,1%.
Nel Vecchio Continente, già da un trentennio lo standard En, ossia le regole decise all’interno del Comitato Europeo di Normazione (Cen), ha sostituito e armonizzato quelli precedentemente in vigore nei singoli Paesi. Tali regole, a oggi, definiscono come valido ai fini della classificazione il metodo a ebollizione: in breve, le piastrelle sono immerse nell’acqua, e il fattore determinante è la differenza tra il loro peso prima e dopo l’immersione. L’alternativa è il metodo Vacuum (o “sottovuoto”), basato su un particolare strumento di misurazione, il deprimometro. Già questi sistemi divergono tra loro, o meglio si nota una sostanziale omogeneità solo per le piastrelle con un grado di assorbimento fino allo 0,2%, cifra che indica il peso dell’acqua presente rispetto al peso totale. Oltre l’Atlantico, con lo standard Astm, il test utilizzato è analogo a quello ad ebollizione, ma con una maggiore permanenza del pezzo di ceramica nel liquido: pertanto, i risultati delle prove tecniche sono di fatto più severi, anche in linea con il Vacuum.
“Con le soglie d’assorbimento che differiscono in base al tipo di test adottato”, si spiega in casa Confindustria Ceramica, “la medesima piastrella potrebbe evidentemente ricevere codici doganali diversi: essere considerata, ad esempio, porcellanato nell’Ue e monocottura negli Stati Uniti. Per le aziende, non vi sarebbero conseguenze negative solo in termini di appeal commerciale, perché un certo prodotto è catalogato con una qualifica di minor pregio rispetto alla sua reale consistenza, bensì anche legali. Si pensi alle possibili accuse di frode in commercio, oppure alla possibile applicazione di dazi”. Senza un accordo in sede Iso, dal gennaio 2017 le ceramiche non solo italiane avrebbero affrontato una nuova Tbt, acronimo inglese che indica un cavillo giuridico, supportato da specifici elementi tecnologici, con cui uno Stato ostacola l’importazione di beni da Paesi terzi, spesso e volentieri smentendo le migliori professioni di fede nel libero commercio. Barriere protezionistiche di tal genere non solo contraddirebbero lo spirito, e probabilmente pure le norme, della World Trade Organization; ma non sarebbero nemmeno la migliore pubblicità per il trattato Ttip, su cui l’amministrazione di Washington tuttora si confronta con Bruxelles. Il tutto mentre l’Ue, d’altra parte, si trova a dover difendere rilevantissimi settori industriali dalla concorrenza della Cina, quella sì sleale, e che dunque legittima in pieno provvedimenti come i dazi doganali applicati all’import di ceramica a partire dalla primavera 2011.
“La delegazione degli Stati Uniti all’Iso ha a lungo insistito per applicare a tutto il mondo il metodo Astm”, si fa notare da parte di Confindustria Ceramica. “Fortunatamente, alla fine, c’è stata l’intesa sul Vacuum, un’ottima via di mezzo”. Dopo il via libera del Technical committee 189, la bozza della nuova regolamentazione Iso sui test per l’assorbimento d’acqua andrà alla Segreteria centrale, per poi essere sottoposta a tutti i 162 Stati aderenti, perché questi si esprimano entro tre mesi con eventuali commenti; e, nel particolare gioco di maggioranze previsto dalla governance dell’ente, con il voto per l’approvazione definitiva. “Ci auguriamo che vi si arrivi in fretta, in tempo per la scadenza del gennaio 2017″.
“L’accordo in sede ISO – tiene a sottolineare Luciano Galassini che ha guidato la delegazione italiana a Siviglia – è un traguardo importante che tuttavia necessita di un ulteriore decisivo passo e cioè l’adozione come norma nazionale in tutti i paesi del mondo dello standard ISO. Infatti quest’ultimo, a differenza delle norme EN in Europa, che si sostituiscono a quelle nazionali, richiede di essere recepito come norma nazionale. Pertanto in Europa si procederà verosimilmente in questo modo e ci si augura che altrettanto vorranno fare USA, Brasile, Cina e tutti gli altri paesi che in sede ISO hanno contribuito a raggiungere l’obiettivo di un metodo condiviso per la misurazione dell’assorbimento d’acqua. Ma la storia – ricordiamocelo – è un processo lento e mai lineare che si regge su un equilibrio punteggiato”.

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