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Tra Oriente e Occidente

di Alessandra Coppa

Impaziente di vedere le avveniristiche tecnologie delle architetture di Tokyo, Andrea Maffei nel 1997, giovane architetto di origini modenesi, fresco di laurea in Architettura alla Facoltà di Firenze, riscoprirà presto anche la loro fragilità rispetto a un dettaglio di Gio Ponti. Nel 2005 dopo una lunga e ancora attiva collaborazione – oltre che uno stretto rapporto di amicizia – con l’architetto giapponese Arata Isozaki, apre il suo studio a Milano. Il suo modo di fare architettura e la sua filosofia progettuale è aperta ai modelli internazionali – e soprattutto “orientali” – che riesce a filtrare attraverso una solida cultura “europea” del progetto.
Tra minimalismo tecnologico e materico della cultura architettonica giapponese e la razionalità dei maestri milanesi, riesce a combinare l’attenzione alla funzionalità, alla possibilità di poter riconfigurare il progetto e alla capacità di saper tradurre in idee progettuali la suggestione dei luoghi.

Uffizi_Florence

Appena laureato a Firenze dal 1997 hai lavorato con Massimo Carmassi a Pisa e subito dopo parti per il Giappone: un grande salto dal disegno all’high tech…
Mi sono laureato con Alberto Breschi che arrivava dal periodo di Superstudio; con lui si facevano dei progetti “decostruttivisti”. Dopo la laurea ho lavorato con Massimo Carmassi a Pisa per alcuni mesi. Carmassi si occupava di ristrutturazione di antichi edifici, mi ha insegnato molto sul valore del disegno nell’architettura; allora si disegnava tutto a matita, specialmente le prospettive. Tuttavia la mia formazione ha sempre guardato all’architettura internazionale, dall’high tech al decostruttivismo. Mi interessava Tokyo perché era la città più aperta in assoluto all’innovazione. Volevo lavorare all’estero e confrontarmi con l’architettura internazionale. Appena arrivato da Isozaki mi ha messo a lavorare sul progetto per la realizzazione del Museo d’arte ceramica di Gifu, che raccoglie ceramiche moderne e contemporanee giapponesi e mondiali.
La particolarità del Museo risiede nel fatto che raccoglie e promuove anche ceramica d’uso e ceramica industriale, commercializzata sul posto in un’area riservata, attrezzata anche con ristoranti e stanze da té. Nel 1998 ho iniziato a lavorare con Isozaki nel Qatar, in una Doha molto diversa da quella attuale, dove c’erano solo due grattacieli e un piccolo aeroporto. Ci siamo occupati dell’ampliamento del museo di storia del Qatar, della tenuta dello sceicco Al-Thani in mezzo al deserto, la villa Al Wabrah.

RailwayStation_Bologna

È interessante il tuo rapporto con Isozaki, sono molti i progetti realizzati insieme, dalla nuova uscita degli Uffizi, al Palaisozaki di Torino per le Olimpiadi 2008, alla Torre Allianz a Milano del 2004, fino alla Nuova Stazione di Bologna e alla Biblioteca di Maranello. È stato difficile mediare la cultura occidentale e quella orientale?
Mediare le due culture per me è stato molto facile poiché entrambe hanno un livello qualitativo molto alto e d’altra parte Isozaki è da sempre interessato alla cultura europea. Isozaki è molto più aperto agli stimoli internazionali rispetto ad altri architetti giapponesi che ho conosciuto, come per esempio Toyo Ito, e dunque disponibile a dare spazio ad architetti stranieri come me. Ha accettato la sfida di fare dei concorsi in Italia e quindi abbiamo partecipato al progetto per la costruzione della Loggia degli Uffizi: era andato di persona a fare i primi schizzi vedendo il nuovo ingresso da Palazzo Vecchio. Isozaki è sempre stato amico di Adolfo Natalini nel periodo di Superstudio e considerava Firenze come la culla delle idee più innovative. Il progetto è stato sviluppato fino all’esecutivo. Confidiamo che il nuovo sindaco lo voglia realizzare.

Palahockey_Torino

Perché per gli Uffizi avete pensato a una sorta di reinterpretazione della “loggia”?
Progettare la nuova uscita degli Uffizi su Piazza Castellani significava pensare una struttura che permettesse di interagire con la città, offrendo non solo attrezzature per il museo ma anche nuovi spazi di rinnovamento urbano. L’intenzione è stata quella della creazione di uno spazio urbano memore della tradizione fiorentina ed in particolare delle aree adiacenti con la Loggia dei Lanzi e la Loggia del Grano. Riportare la Loggia dei Lanzi, oggetto simbolo per Firenze, in Piazza Castellani con le stesse dimensioni o proporzioni avrebbe offerto una soluzione completa, rapportata alla monumentalità degli Uffizi ed integrabile in esso come nuovo sguardo verso il futuro.

Il progetto per il Palahockey di Torino è un perfetto esempio di un’architettura aperta a nuove riconfigurazioni spaziali e funzionali…
Il problema principale che ci siamo posti era come poterlo riutilizzare dopo le Olimpiadi. L’idea è stata quella di realizzare una grande scatola vuota rettangolare in acciaio inox, sospesa su una base in cemento e vetro, che avesse delle ottime performance acustiche e adatta a contenere fino a 17 mila persone, che riuscisse a essere qualcosa di vivo per la città. Una “fabbrica degli eventi”, versatile e flessibile grazie a solai e tribune mobili, che permettono di modificare la distribuzione degli spazi interni, rendendo il palahockey adatto anche a concerti, conventions e spettacoli.

Mabic_BibliotecaMaranello

Poi avete vinto il concorso di Citylife a Milano per la realizzazione della Torre Isozaki, oggi Torre Allianz, un moderno Pirelli…
Il progetto corale di Citylife cerca di re-interpretare la complessità della città attraverso più progettisti che, in contrasto tra loro, riportassero la tensione di edifici con forme e materiali diversi.
In questo arcipelago di forme, abbiamo trovato interessante sviluppare l’idea di un grattacielo senza fine, una sorta di “endless tower” alla Brancusi.
Nell’aspirazione alla massima verticalità e alla tensione verso l’alto, abbiamo preferito applicare il concetto di un sistema modulare che si può ripetere all’infinito. Il modulo prescelto si compone di 6 piani per uffici, con una pianta molto stretta e allungata di 24×61 metri.
La scelta di queste proporzioni è finalizzata ad uno snellimento del volume per accentuarne la verticalità e lo rende strutturalmente provocatorio vista la snellezza di una forma così alta. La facciata del modulo è composta da una doppia camera in vetro di forma appena bombata verso l’esterno.

È in questa occasione che fondi il tuo studio a Milano?
Ho aperto lo studio di Milano a Brera nel 2005, dopo aver vinto il concorso di Citylife nel 2004.

Nel progetto per la Stazione di Bologna perché avete preferito l’orizzontalità?
Il bando consentiva di costruire due grattacieli che noi abbiamo deciso di non realizzare; abbiamo invece optato per una stazione orizzontale senza edifici alti e abbiamo pensato di trasformare la stazione da elemento monolitico per scomporla in una serie di volumi che si relazionano al tessuto urbano. Voleva essere un tentativo di ricucitura con funzioni che non fossero solo quella del viaggiare, per cui la stazione diventa anche centro commerciale: si va in stazione per fare shopping, per sentire una conferenza, per vedere un film. È previsto anche un palazzetto dello sport che consenta di andare in stazione per giocare a pallavolo. Un progetto proposto, come a Torino, con la massima flessibilità, un grande box climatizzato dove sia possibile riconfigurare gli spazi commerciali a seconda delle esigenze del mercato.

Per la biblioteca di Maranello, il MABIC, avete utilizzato molto il materiale ceramico…
Sono originario di Modena. A Maranello c’era un sindaco architetto, un committente illuminato che ha voluto trasformare una vecchia fabbrica in un edificio interessante, in un edificio verde, dalla forma organica, circondato dall’acqua allo scopo che diventasse un elemento attrattivo per i giovani studiosi, un grande open space completamente vetrato che si affaccia sul verde con un design accattivante; un posto per incontrarsi, per presentare libri, un luogo di riferimento per i cittadini. Abbiamo utilizzato molto la ceramica, Florim per le pavimentazioni, e Casalgrande Padana per il rivestimento esterno. La ceramica ha dimostrato come può combinarsi al meglio con l’architettura: abbiamo scelto una bella ceramica grigia a listoni che somiglia molto alla pietra serena, siamo riusciti a dare un aspetto elegante e non convenzionale con dei formati diversi. La pavimentazione esterna è stata continuata con la stessa ceramica antiscivolo in grès procellanato, per dare continuità visiva con l’interno, poiché è tutto vetrato.
Per Florim invece stiamo realizzando la parte architettonica e l’interior del loro showroom a Milano in Foro Buonaparte di quasi 1000 mq. Ci saranno molte vetrine, per ognuna delle quali è prevista un’ambientazione diversa per stanze. Dovrebbe essere inaugurato a primavera 2015, in occasione del Fuori Salone.

È cambiato qualcosa riguardo ai nuovi progetti che state realizzando senza Isozaki?
In realtà non è cambiato molto. Abbiamo sempre messo del nostro nei progetti che abbiamo realizzato con Isozaki, sia nella Stazione di Bologna che in Citylife. Con lui abbiamo definito il concept, ma la maggior parte del lavoro è stato fatto qui nel nostro studio. Ho sempre cercato di dare il mio contributo ai progetti. Isozaki non è una personalità autoritaria; con lui c’è sempre stato un dialogo molto aperto, uno scambio dialettico delle idee. L’apertura del mio studio non ha rappresentato una rottura, ma è stata una tappa di un cammino senza soluzione di continuità.

Biografia Andrea Maffei, nato a Modena nel 1968, si laurea in architettura a Firenze nel 1994 e dopo alcune prime esperienze italiane presso lo studio di Massimo Carmassi a Pisa, dal 1997 si trasferisce a Tokyo per lavorare nello studio di Arata Isozaki. Dal 1999 al 2001 è capo-progetto della villa Al Wabrah dello sceicco Al-Thani di Doha, Qatar e poi del progetto di ampliamento del museo di storia del Qatar a Doha. Maffei diventa associato di Arata Isozaki e responsabile dei progetti italiani, dirigendo la progettazione del Palahockey di Torino. Nel 2005 nasce la società Andrea Maffei Architects srl con sede nel cuore di Brera, a Milano. Maffei vince vari concorsi italiani tra cui quello della nuova Stazione di Bologna (2008) e della nuova Sede della Provincia di Bergamo (2009). Firma il progetto della nuova uscita del Museo degli Uffizi (2007), della nuova Biblioteca di Maranello (2009) inaugurata nel 2011, degli edifici Imprima Buildings a Bergamo con funzione direzionale. È attualmente impegnato come progettista e firmatario dei progetti della Nuova Stazione di Bologna Centrale e di Citylife a Milano, che comprende un grattacielo di 50 piani, 207 m di altezza. Oltre all’attività professionale Maffei è corrispondente dal 1997 per la rivista di architettura Casabella in cui ha pubblicato vari progetti e testi sull’architettura contemporanea giapponese. È autore della monografia “Toyo Ito, le opere, i testi, gli scritti” – Electa, 2001.

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