( ! ) Warning: include_once(C:\wamp\www/wp-content/themes/ceramiche-smart/intpage-menu-.php): failed to open stream: No such file or directory in C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php on line 8
Call Stack
#TimeMemoryFunctionLocation
10.0000139200{main}( )..\index.php:0
20.0000141256require( 'C:\wamp\www\wp-blog-header.php' )..\index.php:17
31.124728459728require_once( 'C:\wamp\www\wp-includes\template-loader.php' )..\wp-blog-header.php:16
41.140428495320include( 'C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php' )..\template-loader.php:74

( ! ) Warning: include_once(): Failed opening 'C:\wamp\www/wp-content/themes/ceramiche-smart/intpage-menu-.php' for inclusion (include_path='.;C:\php\pear') in C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php on line 8
Call Stack
#TimeMemoryFunctionLocation
10.0000139200{main}( )..\index.php:0
20.0000141256require( 'C:\wamp\www\wp-blog-header.php' )..\index.php:17
31.124728459728require_once( 'C:\wamp\www\wp-includes\template-loader.php' )..\wp-blog-header.php:16
41.140428495320include( 'C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php' )..\template-loader.php:74

Sviluppo sostenibile

I modelli economici globali si stanno rapidamente evolvendo a fronte di una crescente consapevolezza: i ritmi crescenti di uno sviluppo incontrollato rischiano di provocare un collasso del pianeta in termini ambientali e sociali.

I limiti delle risorse naturali a disposizione, la modifica degli equilibri ambientali dovuti a una attività umana sempre più intensa e tecnologizzata, i crescenti squilibri sociali a fronte di una globalizzazione dei mercati, richiedono un cambio di rotta epocale.

Progettare una sviluppo sostenibile non è, quindi, solo un’opzione o una scelta etica, ma la condizione imprescindibile da cui dipende la possibilità di un futuro.

 

Tutti i numeri del pianeta Terra

La superficie complessiva del nostro pianeta corrisponde a un’area di circa 51 miliardi di ettari, dei quali una quota inferiore a 15 miliardi di ettari è costituita dalle terre emerse.

Volendo semplificare i complessi calcoli ottenuti dall’analisi di numerosissimi dati sulle diverse tipologie di uso della Terra, possiamo affermare che la terra biogicamente produttiva pro-capite si distribuisce cosí: 0.25 ettari di terra arabile, 0.6 ettari per pastorizia, 0.6 ettari di foresta e 0.03 ettari di terreno edificato.

In teoria, dunque, ciascuno di noi dispone/sfrutta 1.5 ettari, che diventano 2 se si include il mare. Questo spazio, però, non è tutto a disposizione della specie umana, ma deve essere condiviso con 30 milioni di altre specie.

Rimangono dunque a nostra dispozione 0.6 ettari pro-capite. I dati evidenziano dunque quanto rilevante sia il peso dell’umanità sul pianeta.

Considerando che il consumo mondiale è aumentato a un ritmo eccezionale nel corso del ventesimo secolo (nel 1998, tra consumo pubblico e privato si è raggiunto il tetto di spesa di 24 milioni di miliardi di dollari), è facile concludere che l’impronta umana sulla terra è oggi superiore del 35% rispetto allo spazio disponibile. E per il futuro prossimo si prevedono ulteriori incrementi… In chiaro: viviamo largamente al di sopra dei nostri mezzi, consumando assai più di quanto la natura possa rigenerare.

 

Consumo responsabile

È stato stimato che se il resto del mondo consumasse quanto consuma il mondo industrializzato, avremmo bisogno dell’equivalente di quattro pianeti Terra.

Il consumo sostenibile (CS) cerca soluzioni praticabili agli squilibri – sociali e ambientali – attraverso un comportamento più responsabile da parte di tutti. In particolare, il concetto di CS si traduce nel ripensare merci e servizi considerandone l’intero ciclo di vita: dalla produzione, alla distribuzione, all’uso, alla dismissione. Obiettivo: giungere a soddisfare i bisogni di base dell’intera comunità globale, ridurre gli eccessi ed evitare ulteriori danni ambientali.

Il concetto di CS è parte integrante dello sviluppo sostenibile, la cui definizione oggi maggiormente accettata è “sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri”.

 

Costruire in modo responsabile

In termini di consumo di risorse e produzione di rifiuti, il comparto edilizio rappresenta uno dei settori dell’economia a impatto più elevato. È dunque imperativo che la costruzione sostenibile venga inscritta tra i temi di maggior rilievo nel dibattito sullo sviluppo sostenibile.

Gli edifici contribuiscono in misura massiccia alle emissioni di gas a effetto serra sia in fase di costruzione, ma soprattutto in termini di bolletta energetica per il loro uso e mantenimento. La progettazione di edifici e città gioca quindi un ruolo importante nell’attenuazione dei fenomeni legati al cambiamento del clima. Di converso, la progettazione urbanistica deve sapersi adattare all’impatto di tali fenomeni, anche qualora dovessero implicare condizioni climatiche estreme. Una corretta interazione tra edificio e ambiente – per esempio, tramite l’uso appropriato di elementi come la luce naturale e la ventilazione – consente di ridurre considerevolmente il consumo energetico. Si definisce costruzione sostenibile un edificio o infrastruttura con un impatto minimo sull’ambiente – edificato e naturale – in cui si trova. Per valutare tale impatto si considera la costruzione stessa, il suo circondario, ma anche il più vasto quadro regionale e globale. Viene inoltre esaminato l’intero ciclo di vita di un edificio, valutandone le qualità ambientali e funzionali così come i valori futuri. Per costruire in modo sostenibile vanno accettate alcune regole di base: (a) minimizzare il consumo di risorse non rinnovabili; (b) contribuire al rafforzamento dell’ambiente naturale; (c) eliminare o minimizzare la messa in circolo di sostanze tossiche.

 

La città del futuro

Secondo il recente rapporto “Popolazione, Ambiente e Sviluppo” delle Nazioni Unite, se oggi gli abitanti dei centri urbani sono il 47% del totale, nel 2030 oltre i tre quinti della popolazione mondiale vivranno in città.
Praticamente tutto l’incremento della popolazione che si attende tra il 2000 e il 2030 sarà concentrato nelle metropoli.

Creare e gestire gli insediamenti urbani, oggi più che mai, significa saper coniugare i benefici dell’aggregazione riducendone drasticamente, allo stesso tempo, l’impatto negativo a livello locale e internazionale. In una città sostenibile ed ecologicamente sana, la cosiddetta ecocity o città verde, l’uso efficiente delle risorse energetiche è imperativo, così come la prevenzione dell’inquinamento e la minimizzazione dei rifiuti attraverso la prevenzione, il riuso e il riciclaggio. Per esempio, grazie al ripensamento in chiave sostenibile dei flussi delle merci, si riesce già oggi a ottenere un’enorme riduzione nella produzione di rifiuti solidi (come minimo il 60%).

Fino all’Earth Summit di Rio nel ‘92 e alla sottoscrizione di Agenda 21, le autorità locali contribuivano solo marginalmente o non contribuivano affatto alle politiche ambientali internazionali. Da allora le cose sono molto cambiate e i sindaci di numerosissime città, di tutte le dimensioni e di tutti i continenti, partecipano sempre più di frequente alle decisioni globali. Un altro segnale del ruolo di prim’ordine giocato dalle città all’interno del dibattito locale/globale e del loro potenziale per dirigere (o meno) le politiche di sviluppo in direzione della sostenibilità.

 

Il settore pubblico

I prezzi di mercato forniscono solo parzialmente indicazioni circa l’impatto ecologico e sociale di prodotti e servizi. Questo rende difficoltose le decisioni d’acquisto compatibili con un’economia di conservazione e sviluppo sostenibile. Tramite scelte di acquisto più responsabili, consumatori, cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni possono orientare il mercato sempre più verso l’affermazione di prodotti e servizi a minor impatto ambientale (e, di conseguenza, sociale ed economico).

Il settore pubblico, in particolare, svolge un importantissimo ruolo di traino verso lo sviluppo sostenibile per almeno due buoni motivi: agli occhi dei cittadini, il valore e la legittimità stessa dell’ente pubblico (sia esso regolatore, di controllo o di servizio) vengono rafforzate dall’esempio di ‘buona pratica’ con cui l’istituzione svolge le proprie attività. Quanto alle imprese fornitrici, in genere gli appalti pubblici garantiscono loro una solida base economica, utile a ridurre i rischi legati all’innovazione.

Ecoprocurement vuol dire acquistare in modo responsabile ambientalmente ed economicamente (‘acquisti verdi’). Lo scopo è aiutare i governi o altre organizzazioni a raggiungere i loro obiettivi di politica ambientale tenendo conto allo stesso tempo delle linee di bilancio. Con il prefisso ‘eco’, infatti, si fondono i principi sia dell’economia che dell’ecologia.
L’ecoprocurement prevede che un’azienda o un’organizzazione conducano una valutazione delle conseguenze ambientali e sociali di un prodotto nel corso di tutto il suo ciclo di vita (LCA). Questo significa prendere in considerazione i costi di reperimento delle materie prime cosí come della produzione, del trasporto – interno ed esterno -, del magazzinaggio, della distribuzione, dell’uso e della dismissione del prodotto.

 

L’industria ceramica

Le piastrelle di ceramica hanno oggi un impatto sull’ambiente inferiore a quello di altri materiali di finitura. A tale risultato ha in larga parte contribuito il significativo impegno speso dall’industria ceramica italiana negli ultimi trent’anni: impianti e processi di produzione sono stati infatti considerevolmente ammodernati, grazie all’adozione di tecnologie innovative. La posizione di leadership mondiale dell’industria ceramica italiana non si limita dunque all’eccellenza del prodotto, ma include l’impegno a operare nel pieno rispetto dell’equilibrio ambientale.

Come è comprensibile, tale impegno si è dapprima concentrato su politiche volte a ‘limitare il danno’ (end-of-pipe) sino ad adottare, negli ultimi dieci anni, un approccio integrato e di più largo respiro in direzione della sostenibilità. In questo quadro si collocano sia l’adesione dei produttori più avanzati a vari schemi di certificazione ambientale esistenti, come ISO 14001 ed EMAS, sia la messa a punto da parte di Assopiastrelle di un innovativo processo per la certificazione ambientale di distretto.

Fatta eccezione per gli abitanti dell’area in questione, le misure sin qui menzionate coinvolgono solo indirettamente il consumatore finale e non costituiscono strumenti utili a indirizzarne le scelte di acquisto. Come rendere visibile, dunque, il grande lavoro ‘a monte’ per ridurre l’impatto ambientale del prodotto-piastrella?

L’istituzione dell’ecolabel comunitario per la categoria ‘floor coverings’, risponde esattamente a questa esigenza: concentrare in un unico simbolo, riconoscibile da tutti, un complesso insieme di norme tecniche che, considerato il prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita (LCA), ne certifica il ridotto impatto ambientale.

Back