( ! ) Warning: include_once(C:\wamp\www/wp-content/themes/ceramiche-smart/intpage-menu-.php): failed to open stream: No such file or directory in C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php on line 8
Call Stack
#TimeMemoryFunctionLocation
10.0000139264{main}( )..\index.php:0
20.0156141320require( 'C:\wamp\www\wp-blog-header.php' )..\index.php:17
32.702528436232require_once( 'C:\wamp\www\wp-includes\template-loader.php' )..\wp-blog-header.php:16
42.733728472112include( 'C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php' )..\template-loader.php:74

( ! ) Warning: include_once(): Failed opening 'C:\wamp\www/wp-content/themes/ceramiche-smart/intpage-menu-.php' for inclusion (include_path='.;C:\php\pear') in C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php on line 8
Call Stack
#TimeMemoryFunctionLocation
10.0000139264{main}( )..\index.php:0
20.0156141320require( 'C:\wamp\www\wp-blog-header.php' )..\index.php:17
32.702528436232require_once( 'C:\wamp\www\wp-includes\template-loader.php' )..\wp-blog-header.php:16
42.733728472112include( 'C:\wamp\www\wp-content\themes\ceramiche-smart-child\single.php' )..\template-loader.php:74

Strategie per nuovi paesaggi urbani

di Alessandra Coppa

L’approccio di LAND per la progettazione degli spazi aperti e del verde – che festeggia i primi 25 anni di attività – è improntato da sempre a una lettura a vasta scala del paesaggio. Andreas Kipar e Giovanni Sala alla guida del Gruppo, già dai primi lavori, hanno saputo integrare progetto urbano e paesaggio con particolare attenzione alla scala umana e alla scala sociale. Oggi Kipar veste il ruolo del nuovo paesaggista urbano e riesce a unire la praticità del fare tedesca e la riflessione teorica e disciplinare italiana. Dopo gli studi all’Università di Essen, capitale storica della Ruhr, la laurea al Politecnico di Milano e ai progetti condotti con Giuseppe Campos Venuti, che lo coinvolse nell’esperienza innovativa dei Piani dell’Emilia Romagna, Vezio de Lucia per Napoli, Roberto d’Agostino per Venezia, Federico Oliva a Milano, Bruno Gabrielli per i suoi piani in Sardegna e Gian Carlo De Carlo nella Repubblica di San Marino, Kipar approda stabilmente a Milano intervenendo nel primo esempio di forestazione urbana milanese del BoscoinCittà, poi nel Parco Nord fino alla recente pianificazione dei Raggi Verdi che coinvolgono importanti settori urbani come Porta Nuova e il Portello. Progetti dove appare evidente la sua capacità di osservazione del paesaggio finalizzata alla ricucitura del tessuto urbano con interventi di microchirurgia attuata attraverso la poetica dell’ascolto dei bisogni dei cittadini nell’intento di innescare processi di partecipazione dove non interessa il design del verde fine a se stesso, ma una nuova estetica derivata da una rinnovata funzionalità degli spazi pubblici.

Krupp_Park

Krupp Park, Essen (Germany), 2013.

Cosa significa fare architettura del paesaggio in Italia?
Fare architettura del paesaggio in Italia e in particolar modo a Milano, città europea per eccellenza, significa innanzitutto coltivare l’ascolto, raffinare gli strumenti dell’osservazione a favore di un dialogo continuo, tra i vuoti e i pieni, tra il passato e il futuro, tra il consolidamento e le trasformazioni, tra il pubblico e il privato, tra la quotidianità che ci assorbe e il sogno. Ma significa anche inserirsi nel dibattito dell’urbanistica contemporanea per essere in grado di elaborare proposte per le esigenze più immediate. LAND è intervenuta nella trasformazione delle aree dismesse della Milano postindustriale come la Bicocca ex Pirelli, l’ex Maserati, l’ex OM Fiat, l’ex Alfa Romeo, fino all’ex scalo ferroviario Garibaldi Repubblica. L’architettura del paesaggio è una disciplina che per sua natura è chiamata a indagare anche oltre gli stretti confini del singoli progetti. Da qui parte l’avventura dei Raggi Verdi, una risposta della società civile alla dilagante frammentazione dell’agire sul tessuto urbano. Una visione, ancor prima di un progetto, orientata ad alimentare il processo inarrestabile di una trasformazione continua verso una sempre maggiore permeabilità urbana.

Qual è la strategia urbana dei Raggi Verdi?
I Raggi Verdi, percorsi di mobilità lenta che legano un sistema continuo di spazi aperti urbani che si diramano dal centro verso i grandi parchi, sono stati inclusi e consolidati all’interno del PGT (Piano di Governo del Territorio) del comune di Milano come strategia di sviluppo urbanistico. L’attuazione è legata alla disponibilità di risorse e all’opportunità dei cantieri di trasformazione. Fanno parte della strategia dei Raggi Verdi il progetto Porta Nuova e il progetto Portello. Entrambi si pongono il tema della mobilità lenta, del verde centrale e dello spazio aperto continuo e fluido a servizio anche dei quartieri circostanti. Questa è la missione dei Raggi Verdi, creare permeabilità di spazio in un tessuto efficacemente edificato e fortemente ambientato.

Questo modo di intendere il paesaggismo strategico alla maniera “europea” che concepisce la città e il paesaggio come integrati, mi sembra molto diverso dall’approccio americano indicato come “landscape urbanism”, una sorta di brand culturale, di strategia di rinnovamento urbano più formalista e distaccato dal contesto. Il tuo lavoro come si colloca tra questi due poli?
Penso che la scuola europea oggi è più efficace del brand americano in quanto ha inventato “l’urbanità”. Per questo sto così bene a Milano, una delle città più densificate d’Europa. Il landscape urbanism detesta l’urbanità.
Io invece sono figlio dell’urbanità poiché vengo dalla Ruhr, e sono diventato oggi un fautore di una politica europea che sta tentando di preparare un altro brand sul quale oggi stiamo già lavorando che si chiama “Green Infrastructure”. Le Green Infrastructure rappresentano un passaggio cruciale dove Green sta per Natura e Infrastructure sta per Tecnologia, uno scambio e un incontro tra naturale e artificiale.
La filosofia di questo nuovo brand è incentrata sulla considerazione che oggi l’uomo produce più biodiversità in città rispetto alla stessa natura: vivendo oggi la gente per la maggior parte in città, paradossalmente pianta più alberi in città che fuori. E’ il passaggio alla nuova era geologica che si chiama “antropocene”. Green Infrasctructure significa maggior comfort ambientale, significa paesaggismo puro fuori dai piccoli confini per connettere, mettere insieme, monitorare sistemi ecologici. Sta nascendo una nuova estetica paesaggistica che si basa sulla scala umana, sui bisogni della società.

Come si concretizzano le Green Infrastructure nei progetti del verde urbano?
Questa nuova estetica lancia agli architetti paesaggisti come me nuove sfide urbanistiche e trova la sua applicazione non più nel costruire il nuovo ma nel riordino del grande sistema. Il verde diventa il veicolo della natura, la nuova vera rete, che accompagna e si fa spazio grazie all’efficienza delle nuove tecnologie. La nuova gestione della città avviene attraverso “strumenti tecnologici invisibili” in grado di massimizzare le prestazioni dei servizi e minimizzare gli impatti all’interno del territorio. La nuova estetica delle Green Infrastructure è frutto di una “nuova onestà tecnologica” che produce un nuovo disegno urbano che diventa conferma e trasformazione di un paesaggio completamente nuovo, dove le ferite non vengono cancellate ma rimangono in parte anche aperte, dove la rusticità della storia non viene banalizzata, dove non trovi accenni del linguaggio di giardino preso a prestito da qualcun’altro.
Le ferite che fanno parte della storia diventano elementi da interpretare e da valorizzare, come una sedimentazione. Un’estetica che si confronta con l’esistente che non cancella, che lo tira fuori anche nelle sue pieghe più brutali.

Nel tuo modo di progettare il verde urbano c’è una forte componente di “urbanistica partecipativa” nel senso che non sei un paesaggista di forme ma sei un paesaggista che lavora sull’urbanità e sull’umanità che sta dietro. Disciplinarmente come avviene tutto questo? In Germania la società partecipa con le strategie urbane contrariamente che in Italia. Questa tua formazione tedesca e italiana come interagisce con questa componente di urbanistica, che è un land strategy partecipativo? Come si concretizza nel tuo lavoro?
Credo che l’attenzione alla scala umana e urbana sia essenziale, è un modo di percepire il paesaggio. Come è successo a Goethe nel viaggio in Italia, io percepisco il paesaggio cercando di conferire alle cose normali dei caratteri di eccezionalità, per dare importanza alle cose futili, dare all’ordinarietà una straordinarietà. La differenza rispetto al viaggiatore romantico in cerca di emozione soggettiva è che il paesaggista osserva il paesaggio e la società per rilevare dove sono i problemi, per capire dove c’è disagio. Il paesaggio è una “forma plasmata che solo vivendo evolve” scriveva Goethe, il progetto deve mantenere vivo il paesaggio poiché il paesaggio è un campo energetico, una costruzione sociale dello spazio. Il nostro compito è quello di saper mettere in evidenza l’energia costruttiva e innovativa del paesaggio risolvendo i problemi. Per fare questo è necessario saper osservare il paesaggio per capire chi lo abita. Senza questa partecipazione non si arriverà mai al vero problema. Per questo oggi propongo “la passeggiata urbana”, l’osservazione diretta, ai sindaci delle città sulle quali dobbiamo intervenire.

Mi sembra di capire che nell’epoca della postmodernità non serve più un’ideologia di piano ma una nuova strategia di percezione…
Quello che mi interessa è la percezione del paesaggio attraverso gli occhi degli altri. Io posso avere una percezione, ma conta poco perché non devo abitare in quel luogo. Nell’osservare la società si comprende la percezione degli altri: questo permette di trasmettere, nel progetto, esigenze inespresse come la naturalità e il comfort. In questo senso il landscape design si fa interprete del cambiamento e riorganizza il paesaggio urbano raccordando vecchi e nuovi elementi. La responsabilità ricade sul progettista che deve essere in grado di combinare il verde con percorsi, materiali, arredi e servizi, ma anche con quegli aspetti più impalpabili che riguardano la memoria e le emozioni.

Porta Nuova, Milano, 2012 (© Marco Garofalo).

Porta Nuova, Milano, 2012 (© Marco Garofalo).

Lo spazio pubblico della città dal Rinascimento in poi ha sempre assunto il ruolo della scena dei rituali urbani. Secondo te, il paesaggismo deve interpretare i luoghi, come per esempio le piazze, pensando alla tradizione della città europea oppure occorre ripensare qualcosa?
Temo che occorra ripensare tutto perché noi non dobbiamo più soddisfare un’esigenza rappresentativa ornamentale urbana come poteva essere nel passato. Oggi viviamo lo spazio pubblico della città come parte delle nostre attività lavorative e del tempo libero. La nuova piazza Gae Aulenti a Porta Nuova rappresenta la nuova interpretazione della piazza che è insieme boulevard, infrastruttura, lago, gioco, passaggio. Il progetto Porta Nuova Varesine è caratterizzato da una forte permeabilità degli spazi urbani ed è un buon esempio di “urbanità”. Temi principali sono infatti la continuità dello spazio pubblico e dei relativi collegamenti, la naturalità diffusa e integrata ai sistemi degli edifici. L’intervento di LAND connette due principali piazze – la Porta Est e il Podio – attraverso un’ampia passeggiata, la Promenade, a cui si affianca un vasto giardino pensile, il giardino degli aceri, dando così vita ad uno spazio pedonale continuo. A livello paesaggistico i principali elementi progettuali di ricucitura del tessuto urbano sono rappresentati da un lato dalle pavimentazioni ed elementi di arredo in rapporto alla città, dall’altro dagli elementi a verde in relazione alla futura presenza della ‘Biblioteca degli Alberi’. Io credo che tutti i nostri progetti si inseriscano in un processo ampio e arrivino in tagli, in frammenti. L’arte deve essere quella del “mixage”, gli spazi del futuro non dovranno essere “decorativi”, ma dovranno raccontare una storia.

Non essere solo “decorativa” ma essere in grado di raccontare delle storie è una delle principali caratteristiche del materiale ceramico che è sempre più utilizzato dagli architetti contemporanei negli spazi pubblici. Cosa ne pensi?
La ceramica secondo me rappresenta in una estrema sintesi la Natura stessa ed esplicita un rinnovato rapporto con la terra, il suolo.

Biografia
Architetto e paesaggista, Andreas Kipar è presidente, co-fondatore e direttore tecnico della società LAND di Milano; membro dell’ Associazione tedesca degli Architetti Paesaggisti (BDLA), dell’Associazione Italiana Architetti del Paesaggio (AIAPP), dell’Associazione Tedesca per l’Arte dei Giardini e della Cultura del Paesaggio (DGGL) e dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU).
Nato a Gelsenkirchen (Germania) nel 1960, ha conseguito la laurea in Architettura del paesaggio presso l’Università di Essen, nel 1984 e la laurea con lode in architettura presso il Politecnico di Milano nel 1994 dove, dal 2009, insegna Public Space Design. Nel 1985 diventa professionista autonomo e fonda lo studio Kipar che nel 1990 si trasforma in KLA Kiparlandschaftsarchitekten milano duisburg. Lo stesso anno fonda, insieme all’agronomo Giovanni Sala la società di progettazione LAND – Landscape Architecture Nature Development con sede a Milano.
Al suo attivo la redazione dei piani del verde di Milano, Cagliari, Assemini, Piacenza, Reggio Emilia, Ravenna, Vercelli e della città di Essen in Germania, nonché della strategia urbana ‘arcipelago verde’ per Roma e dei ‘Raggi Verdi’ per Milano. Tra i parchi realizzati si segnalano la collaborazione dal 1985 al 2000 alla realizzazione del Parco Nord (600ha), il Parco Rubattino (Ex Maserati), il Parco pubblico dell’area industriale ex OM, il Parco Portello (Ex Alfa Romeo) a Milano, il Parco Krupp ad Essen, il Parco della Spina 3 a Torino, il Parco delle Sabine a Roma nonchè tutte le sistemazioni esterne del Progetto Porta Nuova a Milano. In Russia ha appena vinto un concorso internazionale per la progettazione di tre grandi parchi a Mosca. Kipar è anche fra i fondatori dell’associazione Green City Italia.
Back