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Questioni di posa: disegni di facciata

Centro_Ricerca_Humanitas

di Alfredo Zappa

Che si tratti degli objets singuliers così come definiti da Nouvel e Baudrillard (cfr. “Architettura e nulla. Oggetti singolari” Electa 2003) o degli objets ordinaires che non di meno contribuiscono tra verità e spettacolarizzazione alla narrazione del nostro vissuto nella città contemporanea, è innegabile come la morfologia degli edifici abbia assunto negli ultimi decenni un ruolo che va molto aldilà dell’immagine, coinvolgendo trasversalmente soluzioni nell’ambito del contenimento dei consumi energetici e dell’ottimizzazione del comfort. Un mix di contenuti e competenze che ha contribuito a definire una nuova area disciplinare molto specialistica, quella dei sistemi d’involucro e del façade engineering.
In questa direzione, da tempo i sistemi di involucro che impiegano prodotti di rivestimento ceramici (clinker, cotto, lastre in grès porcellanato di ogni dimensione e spessore) rappresentano un sicuro punto di riferimento. Le modalità di posa vanno dalle più tradizionali e globalmente affermate applicazioni mediante malte o adesivi cementizi, alle soluzioni a facciata ventilata con montaggio a secco su sottostruttura metallica, fino alle stratificazioni a cappotto, composte da pannelli isolanti e pelle di rivestimento esterna in lastre sottili di gres porcellanato.
L’enorme bagaglio di conoscenze e best practic accumulato dalle aziende del settore in merito alle specificità di ogni applicazione, consente al progettista di sviluppare la sua creatività potendo contare, in termini di soluzioni di posa e di dettaglio tecnico, su sicuri punti di riferimento.
Dal punto di vista del disegno di posa, è possibile realizzare involucri di grande rigore stereometrico, dove è la dimensione della piastrella a tracciare con le sue fughe l’unità di coordinamento modulare dell’intera facciata, così come comporre superfici di paramento molto articolate proprie dell’architettura parametrica. Grazie all’adozione di mosaici e craquelé o alla realizzazione ad hoc di formati ed elementi speciali, è inoltre possibile rivestire e assecondare superfici curve anche molto complesse. Non ultimo, le tendenze più recenti della produzione stanno mettendo a disposizione elementi ceramici caratterizzati da rilievi in terza dimensione, aprendo la possibilità a interpretazioni compositive di particolare plasticità.

Sede_LEA_Ceramiche

Sfruttando e combinando tutte queste caratteristiche il progettista può ottenere risultati particolarmente interessanti e non solo in termini espressivi. Ad esempio, in funzione dell’orientamento dell’edificio, è possibile ottimizzare il carico termico delle facciate e di conseguenza la loro efficienza energetica, lavorando sul colore, la riflettenza, le specificità delle finiture superficiali.
La proposta produttiva delle aziende ceramiche comprende infatti una palette infinita: l’intero spettro delle tinte unite (dal bianco al nero), gli impasti più diversi con motivi ed effetti materici sorprendenti, l’affermata gamma che fa riferimento a marmi, pietre e graniti, fino alle più recenti finiture che si ispirano al legno, ai metalli e molto altro ancora. Tutto questo con superfici a differenti gradi di assorbimento luminoso e riflettenza (opache, lucide, smaltate ecc.), alle quali si sono recentemente aggiunte le finiture nanometriche con caratteristiche autopulenti.
Molto interessanti, in termini di opportunità compositiva, le innovazioni introdotte nel campo degli involucri posati a secco. La notevole esperienza maturata in migliaia di applicazioni, ha permesso di sviluppare sistemi che consentono di accostare alle superfici ceramiche anche altri materiali. Non è infrequente nelle più recenti realizzazioni architettoniche, vedere grandi superfici ceramiche integrate da singoli elementi o intere campiture costituite da pannelli di alluminio, lastre in vetro trasparenti o policrome e persino doghe di legno. Risultato ottenuto grazie alla studiata combinazione di differenti sistemi di ancoraggio e regolazione (linguette a vista, gambi filettati retrofissati, sistemi a scatto, a infilare ecc.) che, oltre alla funzione specifica, sono in grado di garantire le necessarie compensazioni rispetto ai differenti spessori e non secondariamente alle dilatazioni lineari dei diversi materiali, evitando tensioni o impuntature tra gli elementi del rivestimento.
Il ricorso a lavorazioni cad cam e a idrogetto consente inoltre la produzione con estrema precisione di singoli componenti di rivestimento tagliati a disegno in funzione delle esigenze esecutive o dove la contiguità di materiali differenti rende particolarmente critico il compito di posa, minimizzando il numero di tagli e gli interventi di aggiustamento in cantiere.

Stabilimento Florim

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