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Philippe Starck, un sognatore professionista

di Alessandra Coppa

PStarck-byThomas-Bilanges

Philippe Starck crede nel potere poetico, politico, ribelle e benevolo, pragmatico, sovversivo e soprattutto “ecologico” del design. Designer geniale, colto, autodidatta dalla formidabile duttilità creativa. Con Starck dagli anni Ottanta il design diventa griffe.
La multiforme attività di Philippe Starck si colloca tra la creazione poetica libera da conformismi e la professionalità rigorosa, tra il gioco e l’ironia. Sempre capace di stupire e di meravigliarsi è tuttavia convinto che il design sia soprattutto “servizio”, un concetto “democratico” nel senso che fare design significa realizzare un maggior numero di oggetti accessibili e di qualità in modo che più persone possano avere il meglio.
Il suo lavoro – dagli oggetti d’uso quotidiano, come mobili e il celebre spremiagrumi, Juicy Salif (Alessi, 1990) agli avveniristici megayacht, alberghi che stimolano i sensi, alle pale eoliche personali e invisibili, e recentemente anche alla ceramica – si concretizza in un’opera politica e civica che si attua però con amore, poesia e umorismo.
Starck ha infatti presentato allo scorso Cersaie, per Ceramica Sant’Agostino, il suo primo prodotto ceramico, la collezione Flexible Architecture che reinventa ed esprime nuove potenzialità della fuga trasformando il prodotto da rivestimento in un nuovo sistema architettonico.

Axor_byStarck Eolienne-jaune_byStarck

Come preferisce definirsi: architetto giapponese, scenografo americano, designer industriale tedesco, direttore artistico francese, progettista di mobili italiano, uomo semplice che si concede il lusso di lavorare soltanto per le persone a cui tiene, sognatore, umanista, pop star o inventore pazzo? E come definirebbe il design?
Sono un sognatore professionista, un esploratore che cerca di giustificare la propria esistenza proponendo diverse soluzioni per la sua tribù culturale.

E’ evidente che lei ama aprire porte, fare domande, stupire e farsi stupire. Quale leggenda è la metafora migliore per il suo lavoro: Faust, il Vaso di Pandora o l’Apprendista Stregone?
Faust. Ho venduto la mia vita al diavolo per questa malattia mentale che si chiama creatività.

Lei ha spesso detto che voleva creare oggetti “giusti”, come li ha definiti Munari: oggetti buoni che possono permettere ad altre persone – alla sua “tribù del cuore” – di sentirsi a proprio agio; oggetti che esprimono più di una semplice funzione; il design “come mezzo di giustizia, onestà e validità”. Cos’è che rende un oggetto “giusto”?
Un buon oggetto è quello che raggiunge un buon equilibrio tra diversi parametri, quali funzionalità, economicità e simbolismo. Alcuni parametri sono razionali mentre altri sono immateriali. Un prodotto buono, un prodotto giusto offre dei benefici all’utente finale.

Lei ha spesso sottolineato il fatto che “questo lavoro, se fatto per motivi puramente estetici o culturali, è privo di significato… deve avere una specie di urgenza politica”. Cosa intende dire con questo? Potrebbe farmi un esempio di un oggetto che lei ha progettato e che mette in evidenza il modo in cui lei ha ridefinito la produzione e il rapporto tra l’uomo e la materia?
Non sono mai stato interessato al design o all’architettura. In qualche modo è stato il design a scegliere me. La creazione è una malattia mentale ed è l’unica cosa che io sono capace di fare. Utilizzo il design come arma politica. Però è uno strumento molto debole per esprimere le idee. Un giornalista può cambiare il mondo con un solo articolo, un politico con una sola legge e un cantante con una sola canzone, ma per me ogni creazione è soltanto una singola lettera di una parola, per cui ci vuole molto tempo per esprimere le proprie idee. Ho sempre usato la mia creatività per diffondere idee come il Design Democratico, che ha l’obiettivo di migliorare la qualità per il numero massimo di persone al minor prezzo. Era un’idea molto nuova più di trent’anni fa quando il design era dedicato solo a una elite. Proseguo con l’Ecologia Democratica, creando prodotti ecologici che siano facilmente reperibili e facili da usare a prezzi accessibili, come le pale eoliche personali o più recentemente l’automobile elettrica. Fra pochi mesi sarà pronta la prima parte della casa PATH, un acronimo per Prefab Accessible Technological Homes (Case Tecnologiche Prefabbricate Accessibili).

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Lei ha collaborato con l’azienda Ceramica Sant’Agostino per realizzare il suo primo prodotto ceramico: Flexible Architecture, dove la ceramica non è più un semplice rivestimento decorativo ma una parte integrante dell’architettura che fa parte di un approccio architettonico nuovo. Le fughe assumono una nuova connotazione: come ha fatto a trasformare una debolezza in un punto di forza?
Il punto di partenza è stato l’incredibile maestria e capacità di Ceramica Sant’Agostino. Poi, che si crei uno spazzolino, una sedia, un edificio, un mega yacht o una collezione in ceramica, ci vuole esattamente la stessa energia, la stessa concentrazione e processo creativo: si comincia con una visione, questa necessariamente è guidata da un’etica che a sua volta genera i progetti. Ogni progetto deve meritare di esistere. Io penso soltanto all’effetto che la mia creazione avrà sulle persone. Non penso mai alla ceramica, alla pietra, al cemento o alla plastica ma sempre all’umanità, all’utilità, all’umorismo e alla poesia. Soltanto parametri umani. In questo caso ho pensato di offrire alcune opzioni infinite per la creazione del proprio ambiente.

Lei ha parlato della ceramica e della sua qualità “antica ma moderna”: quale potenzialità espressive possiede che il design non ha ancora sfruttato?
Credo che le possibilità siano infinite. Per esempio, a Cersaie abbiamo presentato la collezione in altri ambienti al di fuori della stanza da bagno.

Lei ha progettato una serie di vasche eleganti per Duravit ispirate dalla semplicità della forma del catino, nonché la Shower Collection con motivo quadrato per Axor. Come sarà il bagno del futuro?
In passato non esisteva una stanza da bagno, poi è diventata una specie di “macchina per lavarsi”. Era stato fatto un passo avanti, tuttavia l’ambiente era funzionale ma non dava nessun piacere. Ora non abbiamo bisogno di scegliere, possiamo avere tutto. Possiamo avere maggiore efficienza e un “salon d’eau”, che diventa una stanza dove vivere. Non esistono più regole: la vasca, i lavabi e così via, diventano mobili come gli altri, possono essere sparsi per la stanza, mescolati con qualsiasi oggetto o materiale. E possono diventare coerenti con l’unico stile di domani: la libertà.

 

VIDEO Intervista a Philippe Starck

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