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Le classificazioni ambientali del TCNA

Le piastrelle nel corso della storia hanno influenzato l’architettura e l’ingegneria più di ogni altro materiale, tanto per la loro praticità quanto per la loro valenza estetica, che si trattasse di pavimenti, di rivestimenti o di tetti. Le piastrelle vengono proposte in varie dimensioni, spessori e varietà, come la terra cotta, la ceramica, la porcellana, la pietra e il vetro. Nell’antichità, gli Egiziani utilizzavano piastrelle smaltate per decorare i muri. Vennero poi i Mesopotamici, che perfezionarono questa arte creando delle piastrelle da rivestimenti con rilievi elaborati. Ma furono i Romani ad associare l’utilità alla bellezza delle piastrelle. Applicarono le loro tecniche di rivestimento di muri, pavimenti e tetti (sui quali sovrapponevano delle piastrelle per creare una superficie impermeabile) per une varietà di strutture, dai templi religiosi agli impianti pubblici, come per esempio i bagni romani.

I bagni romani: la bellezza unita all’utilità
Numerosi usi messi a punto dai Romani sono tutt’ora vigenti – bagni, cucine, superfici d’acqua (piscine e fontane) e stabilimenti di trattamento delle acque – in tutti i settori della costruzione industriale, commerciale e residenziale. Le piastrelle venivano già utilizzate per applicazioni esterne, come rivestimento di muri, pavimenti e tetti, ma i Romani furono i primi ad includerle in un sistema di riscaldamento elaborato. Infatti, nei bagni pubblici romani, l’acqua e l’aria potevano raggiungere una temperatura superiore ai 38 °C (100 °F) nonché una umidità relativa di 100% grazie a una fornace collocata in una cavità allestita sotto il pavimento (solaio) del caldarium, il quale poggiava su delle colonne di piastrelle impilate chiamate pilae (Fig. 1 e Fig. 2.). L’aria così scaldata circolava nei mattoni forati lungo i muri per poi essere evacuata all’esterno dai camini.

Fig-1-2

Classificazioni ambientali: quantificare l’esposizione all’umidità e alla temperatura
Sir Winston Churchill dichiarò un giorno: “Più saprete guardare lontano nel passato, più vedrete lontano nel futuro”. Il valore di queste parole acquista un significato ancora maggiore se prendiamo in esame le importanti progressioni tecnologiche dei Romani nel campo dell’architettura, in particolare per quanto riguarda le esigenze concettuali delle piastrelle, della pietra e del vetro esposti a veri ambienti e condizioni. Come definire le nozioni di ‘secco’, ‘bagnato’ e ‘caldo’? In architettura moderna, è cruciale valutare bene i vari tipi di ambiente e di condizioni ai quali saranno esposte le piastrelle e le pietre. Una valutazione sbagliata delle esigenze può provocare una parziale o totale insufficienza dell’impianto con un conseguente considerevole aumento dei costi connessi al materiale e alla mano d’opera, nonché una cattiva reputazione connessa all’insoddisfazione dei clienti e alla perdita di fiducia nei confronti del sistema. Qualche anno fa, l’industria delle piastrelle e della pietra ha cominciato a riconoscere l’utilità delle norme come l’ISO 13007 per demistificare la scelta dei materiali e delle boiacche. Sulla stessa scia, varie imprese hanno preso coscienza che era essenziale definire meglio l’ambiente nel quale le piatsrelle e la pietra sono posate, stabilendo un punto di riferimento comune relativo al grado di esposizione all’umidità e al calore. Nel corso del tempo, i periti dell’industria hanno utilizzato dei termini quali umidità intermittente, eccellente resistenza all’acqua, esposizione occasionale all’acqua, esposizione a breve termine dovuta a schizzi, esposizione a lungo termine o permanente, esposizione a calore debole, moderato o elevato, ecc. Queste sono le risposte che ci si può aspettare da un progettista, da un redattore di preventivo o da un installatore a cui si chiede di definire il grado di esposizione al calore o all’umidità (Fig. 3, Fig. 4 e Fig. 5).

Fig-3-4-5Paragoniamo, per esempio, una coppia di pensionati che divide lo stesso bagno e delle docce collettive in uno spogliatoio universitario ad uso sportivo. Mentre la coppia di pensionati utilizza la doccia in media ogni due giorni, le docce collettive vengono utilizzate intensamente tutti i giorni della settimana e anche nel fine settimana, secondo la stagione. È impossibile usare una sola delle espressioni suddette per qualificare il grado di esposizione all’acqua di queste due situazioni. Quando a queste condizioni si aggiungono fattori come il calore, l’umidità elevata e il vapore, le situazioni diventano ancora più difficili da qualificare. Paragoniamo una sauna residenziale e una sauna commerciale. In tutti e due i casi, l’ambiente interno può cambiare molto velocemente. In generale, la temperatura ambiente in una sauna commerciale, quando è spenta, è relativamente asciutta e fresca (23 °C [73 °F] e 50 % di umidità relativa) ma appena si accende, l’ambiente si riempe velocemente di vapore acqueo caldissimo (46 °C [115 °F] e 100 % di umidità relativa). In questi due tipi di impianti, la stanza è esposta all’umidità e al calore ma per quanto riguarda il tempo di esposizione e i metodi di pulizia? Sono gli stessi? In questo tipo di ambiente, la piastrellatura e le pietre devono resistere a temperature e a tassi di umidità molto elevati, consentendo a tutto il sistema di assemblaggio di adattare le deformazioni, i movimenti e il ritiro generati dall’altenarsi dei cicli acceso/spento della sauna. (Fig. 6 e Fig. 7).

Fig-6-7

Le classificazioni ambientali del TCNA
Res 1 (Residenziale, secco) – non esposto all’umidità o ai liquidi, eccetto per la pulizia; per esempio il soggiorno).
Res 2 (Residenziale, esposizione limitata all’acqua) – esposto all’umidità o ai liquidi, ma non intriso; per esempio il pavimento del bagno.
Res 3 (Residenziale, luoghi umidi) – esposto all’umidità o ai liquidi, spesso intriso; per esempio muri e pavimenti delle docce.
Res 4 (Residenziale, umidità elevata, esposizione intensa all’acqua) – soggetto a una umidità elevata e costante con esposizione continua al calore e all’acqua, con uso intermittente; per esempio doccia con bagno di vapore.
Res 5 (Residenziale, temperatura elevata dell’aria e dell’acqua > 52 °C [125 °F]) – esposto all’acqua e/o al vapore a 52 °C (125 °F). Per esempio zone in prossimità di fornaci;
Res 6 (Residenziale, esterno) – esposto alle condizioni esterne; per esempio balconi.
Com 1* (Commerciale, asciutto) – non esposto all’umidità o ai liquidi, eccetto per la pulizia; per esempio stanze interne.
Com 2* (Commerciale, esposizione limitata all’acqua) – esposto all’umidità o ai liquidi, ma non inzuppato; per esempio pavimento di bagno.
Com 3* (Commerciale, luoghi umidi) – esposto all’umidità o ai liquidi, spesso inzuppato; per esempio muri e pavimenti di docce, eccetto per le docce collettive.
Com 4* (Commerciale, umidità elevata, esposizione intensa all’acqua) – soggetto a un’umidità elevata e costante con esposizione continua al calore e all’acqua, con uso continuo; per esempio docce pubbliche con bagno di vapore, incluse le docce collettive.
Com 5* (Commerciale, temperatura elevatadell’aria e dell’acqua > 52 °C [125 °F]) – esposto all’acqua e/o al vapore a 52 °C (125 °F); per esempio sauna.
Com 6* (Commerciale, esterno) – esposto alle condizioni esterne; per esempio facciate commerciali.
* Nota: le designazioni commerciali (Com 1 a 6) denotano sempre un livello di esposizione più lungo e più elevato all’acqua, all’umidità e al calore e implicano dei metodi di pulizia commerciali o industriali rigorosi e frequenti.

Quando un bagno di vapore viene installato all’esterno, le esigenze concettuali devono necessariamente tener conto delle condizioni ambientali quali le fluttuazioni rapide o prolungate della temperatura e del tasso di umidità nonché dei cicli di gelo/disgelo. La posa di piastrelle e pietre è destinata a fallire se il grado di esposizione (secondo il tipo di clima –temperato, moderato, rigido) proprio di ogni regione non è accuratamente valutato, come lo si farebbe con la facciata di un edificio o l’ingresso di un centro commerciale. Allo scopo di eliminare i termini ambigui come esposizione intermittente all’umidità, il Tile Council of North America (TCNA) ha messo a punto una nuova classificazione ambientale nel TCNA Handbook 2014, per aiutare gli architetti e i posatori a definire meglio le nozioni di esposizione al calore e all’umidità. Ogni designazione – ‘Res’ (Res 1 a 6) per le applicazioni residenziali e Com (Com 1 a 6) per le commerciali – è seguita da una descrizione dettagliata del tipo di esposizione per ognuna delle categorie. Queste classificazioni ambientali sono state annesse ai metodi di posa di piastrelle e di pietre nel TCNA Handbook. È importante notare che i metodi d’impianto del TCNA possono applicarsi contemporaneamente a più livelli di esposizione. Per esempio, il metodo RH110A-12 (pavimenti interni con riscaldamento ad irraggiamento su massetto in calcestruzzo) è compatibile con le seguenti classificazioni ambientali: Res 1, 2, 3, 5 e Com 1, 2, 3, 5.

Classificazioni ambientali e norme per l’impermeabilizzazione
Grazie alla collaborazione e agli sforzi di varie associazioni industriali – il CTDA (Ceramic Tile Distributors Associatio), il TCNA, l’MMSA-Materials & Methods Standards Association, la National Tile Contractors Association (NTCA) e il Marble Institute of America (MIA) – i posatori, gli imprenditori e i produttori sono riusciti a fare di queste classificazioni ambientali una realtà. L’industria delle piastrelle e della pietra continua a elaborare delle norme di classificazioni misurabili e basate sulle performance per aiutare i progettisti e i posatori a garantire il successo del loro operato.

Articolo tratto da: Realtà Mapei Americas 17/2013

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