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L’architettura ‘diversa’ della prossima Biennale

Mancano meno di sei mesi all’inaugurazione della 15.a Biennale dell’Architettura di Venezia, ma è già possibile cogliere diverse indicazioni per capire non solo cosa andremo a vedere ai Giardini dell’Arsenale, ma anche e soprattutto dove sta andando quell’arte che Le Corbusier definiva essere “il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi nella luce”.

La scelta del curatore, il cileno Alejandro Aravena, sottolinea una straordinaria capacità di lettura di situazioni diverse grazie al proprio coinvolgimento in contesti geografici e culturali molteplici, che spaziano dall’America Latina al Texas, dalla progettazione di un edificio aziendale in Germania alla Borsa Valori di Teheran, passando per l’attività di consulente del Design Lab del Governo Finlandese. Il coinvolgimento in situazioni così eterogenee, se da un lato arricchisce di spunti professionali, dall’altro ha portato Alejandro Aravena ad una sintesi che prescinde dallo specifico contesto per assurgere ad una dimensione universale.

Un architetto di casa nel mondo, ma lontano dal mondo delle archistar e della spettacolarizzazione di questa professionale: una decisa sterzata verso l’essere ed il fare a scapito del mero apparire. Una sorta di annunciata supremazia del progetto realizzato rispetto all’idea dell’annuncio in pompa magna di cosa andare a realizzare, nel segno di una concretezza che si fa ancora più tangibile quando all’architetto viene chiesto di dare risposte precise a domande precise. Una architettura che, secondo l’architetto cileno, nel calarsi sulla qualità dei fatti, “deve coniugare la qualità dell’ambiente edificato con la qualità della vita delle persone”, dove il connubio tra contenitore ed abitante, tra forme della struttura dei volumi e fruitore degli spazi è un tutt’uno, a cui prestare attenzione fin dalle prime fasi del progetto, “per reagire allo scollamento tra architettura e società civile”.

E’ una architettura che nasce dal confronto e dalla condivisione, non dall’astrazione teorica e dall’ ‘aventino'; una progettualità che, come ricorda l’architetto cileno, “invece di rassegnazione ed amarezza, indica volontà di agire e con essa la vitalità dell’architettura contemporanea”. Progetti esemplari capaci di scostarsi dallo status quo, diventando storie di successo che meritano di essere raccontate, casi esemplari che hanno raggiunto questo obiettivo.
Indicazioni sull’architettura contemporanea e su quanto andremo a vedere alla 15.a Biennale dal prossimo mese di giugno, ma che possono fornire utili indicazioni anche all’industria della ceramica italiana, che con l’architettura da ogni latitudine ha a che fare, quotidianamente, con progetti e soluzioni.

21 dicembre 2015

[ Editoriale di Cer Magazine NEWS n. 12/2015, e-magazine di Ceramics of Italy ]

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