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Sostenibilità è anche cultura

Il paesaggio, inteso come risultato dell’interazione tra spazio della natura e attività tecniche e costruttive dell’uomo, costituisce uno straordinario patrimonio storico e culturale da proteggere e conservare.

Le politiche di sviluppo sostenibile non possono, quindi, prescindere dalla valorizzazione della memoria come garanzia di un corretto rapporto tra esigenze di benessere dell’uomo e salvaguardia dell’ambiente.

La ceramica, materiale della tradizione per eccellenza, già in uso nel IV secolo avanti Cristo, può essere considerata come una delle innumerevoli “soluzioni tecnologiche”, da sempre parte integrante del “paesaggio umano”, che hanno consentito all’uomo di costruire un mondo a misura delle sue esigenze.

Una risorsa che, grazie alla ricerca, continua a rappresentare la perfetta sintesi tra una tradizione di naturalità e le nuove frontiere dell’architettura conservativa ed ecosostenibile.

Più valore al patrimonio storico

“Senza radici muoiono gli alberi, ma non solo, anche le città, i paesaggi e gli uomini.”
(Pier Luigi Cervellati, “Civiltà. Tra differenze e in-differenze”, Strategie per sopravvivere)

Il paesaggio, inteso come patrimonio culturale, è il risultato della prolungata interazione nelle diverse società tra l’uomo, la natura e l’ambiente fisico.

“Esso testimonia del rapporto evolutivo della società e degli individui con il loro ambiente. Un processo, talvolta protrattosi per millenni, che definisce l’identità dei luoghi, elemento costitutivo della stessa identità delle comunità che quei luoghi abitano. Ma è in grado la nostra società, la cultura che essa esprime, di porsi nei confronti della natura e della costruzione del paesaggio nello stesso modo nel quale si sono posti gli uomini il cui prodotto oggi ammiriamo, e nel quale riconosciamo una componente essenziale della nostra identità?”
(Edoardo Salzano, “Paesaggio e pianificazione”, I Conferenza nazionale sul paesaggio, Venezia, 2 luglio 1999)

Considerando gli effetti negativi dell’impatto umano, si nota come quest’ultimo sia stato, nel corso del secolo scorso, direttamente responsabile per la perdita di più del 50% del patrimonio culturale.
La salvaguardia delle risorse fisiche non rinnovabili è fondamentale per preservare la storia, la quale a sua volta influenza i valori umani, l’orgoglio e la dignità.
Il patrimonio culturale è un dono del passato, ma costituisce anche una parte tangibile del presente. Conservare questo patrimonio è, dunque, fondamentalmente un processo umanitario.
Considerando invece gli effetti positivi, l’impatto del lavoro di conservazione influisce sulle comunità in maniera diretta e costruttiva. In mancanza di una maggiore comprensione dell’importanza e dei benefici rappresentata dai siti di rilevanza culturale, la distruzione continuerà a sopraffare gli sforzi di conservazione. È ragionevole dunque affermare che programmi di educazione alla conservazione costituiscono un essenziale contributo per un futuro sostenibile.

 

Patrimonio storico

Una risorsa culturale ed economica L’ambiente costruito – e, per estensione, il paesaggio – è memoria, è il testimone passato alle generazioni che verranno, la materia vitale che alimenta il futuro. Ma è anche risorsa economica.

Il crescente rilievo assunto dalle attività legate allo svago, al benessere fisico, al turismo, alla conoscenza e al godimento estetico assegna un posto sempre più rilevante al paesaggio, la cui qualità contribuisce fortemente, se non addirittura si identifica, con la qualità stessa della vita.

Il paesaggio costituisce dunque un valore economico da mettere in gioco nel ‘marketing del territorio’, come dimostrano i crescenti investimenti, sia in ambito pubblico che privato, un po’ ovunque nel mondo. Interventi sostenuti dalla consapevolezza del peso che il paesaggio di qualità potrà rivestire nei decenni a venire anche in termini di occupazione.

Il caso italiano è emblematico: su 8000 comuni si contano ben 7750 centri storici. Se a questi si aggiungono i nuclei storici isolati (come frazioni, borghi, villaggi, insediamenti di origine religiosa e militare), si giunge – secondo una stima approssimata per difetto – a un totale di 22 mila siti di interesse culturale.

Grazie al turismo e alle attività connesse, il buono stato di conservazione dei monumenti e degli edifici storici italiani apporta un significativo contributo al PIL nazionale. Ma, per l’industria del comparto edilizio in particolare, rappresenta anche un eccellente biglietto da visita per l’esportazione di prodotti e servizi destinati alla valorizzazione dei beni culturali in tutto il mondo.

Negli ultimi anni, sono maturate alcune interessanti esperienze di collaborazione tra amministrazioni locali, bioarchitetti o, più in generale, quegli operatori del mondo del progetto più attenti alle istanze dello sviluppo sostenibile. Tali esperienze forniscono esempi concreti per l’uso di tecnologie e di metodi dolci negli interventi di conservazione e restauro.

L’industria della ceramica italiana è al fianco del mondo dell’architettura per contribuire a valorizzare buone pratiche progettuali, promuovendone la diffusione.

 

 

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