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Certificazioni e strumenti

L’impegno delle imprese verso lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia dell’ambiente si concretizza attraverso:

– il rispetto di normative sempre più severe imposte a livello nazionale, europeo e mondiale

– l’accettazione volontaria di ulteriori parametri, più restrittivi,  codificati da diverse tipologie di certificazione aziendale che riguardano il prodotto e l’organizzazione produttiva

– la consapevolezza che il consumatore tende, sempre di più, a privilegiare prodotti e aziende “green”

Questa sezione offre una panoramica dei principali punti di riferimento in relazione alle pratiche e alle politiche di sostenibilità: normative, certificazioni per le imprese, strumenti di analisi e controllo.

Su questi fronti

 

ECOLABEL

L’etichetta dei prodotti ecocompatibili.

Il sistema Ecolabel europeo, istituito con Regolamento (CEE) 880/92 del 23 marzo 1992, e rivisto dal Regolamento CE 1980/2000 del 17 luglio 2000, è uno strumento di politica ambientale e industriale a carattere volontario per incentivare la presenza sul mercato di prodotti eco-compatibili (enviroment-friendly).

L’etichetta ecologica europea attesta, infatti, che il prodotto su cui è apposta ha un ridotto impatto ambientale lungo il suo intero ciclo di vita. Viene dunque offerta ai consumatori un’informazione chiara e immediata sulla conformità del prodotto ai cosiddetti ‘criteri ambientali’.

In un mercato complesso, al momento dell’acquisto, i cittadini possono far valere il proprio potere decisionale privilegiando quei prodotti che garantiscono il rispetto dell’ambiente.

L’uso dell’etichetta Ecolabel viene concesso, in Italia, dal Comitato Ecolabel-Ecoaudit, Sezione Ecolabel Italia, a fronte dell’impegno del produttore a rispettare severi parametri tecnici e informativi dettagliatamente codificati.

L’ecolabel per la ceramica

Nel marzo 2002, con la Decisione 2002/272/CE, la Commissione Europea ha adottato una serie di criteri per l’assegnazione dell’Ecolabel alle ‘coperture dure per pavimenti’ (hard floor coverings), gruppo di prodotti di cui fanno parte le piastrelle in ceramica. Sono poi stati rivisti in senso restrittivo, con la Decisione 2009/607/CE, che ha anche esteso il campo di applicazione a tutte le “coperture dure” (hard coverings) indipendentemente dall’uso. I requisiti fissati per il rilascio del marchio sono relativi alle diverse fasi del ciclo di vita del prodotto, pur concentrandosi – nel caso specifico – sulle attività a maggior impatto.

Si intendono promuovere in particolare:

  • la riduzione dell’impatto sugli habitat nella fase di estrazione delle materie prime;
  • l’utilizzo razionale delle rispettive risorse;
  • la riduzione del consumo energetico al momento della produzione;
  • la riduzione delle sostanze tossiche o inquinanti rilasciate nell’ambiente;
  • la riduzione dell’uso di sostanze pericolose, minimizzando l’impatto ambientale;
  • la gestione e il recupero delle acque reflue, nella fase di produzione.

Inoltre, in fase di commercializzazione del prodotto, con l’uso del marchio si intende fornire e migliorare l’informazione al consumatore.

In particolare, relativa a:

  • cessione di sostanze pericolose;
  • reazione al fuoco;
  • idoneità all’uso.

Oggi molte aziende italiane offrono sul mercato migliaia di prodotti etichettati con la “margherita” europea.

 

EMAS

Environmental Audit And Management Scheme.

Lo schema di eco-management e audit EMAS (Environmental Audit And Management Scheme) è uno strumento volontario a disposizione delle aziende e di altre organizzazioni per monitorare e migliorare la loro performance ambientale. Il sistema, sin dall’adozione del Regolamento CEE 1836 nel 1993, originariamente riguardava solo i siti industriali. Dal 2001, a seguito della sua revisione attraverso il Regolamento CE 761, l’EMAS II ha aperto a tutti i settori economici, inclusi i servizi pubblici e privati, focalizzandosi sugli aspetti organizzativi.

Con l’adozione del nuovo Regolamento EMAS, si è inteso rilanciare all’interno della politica industriale della UE un importante strumento di gestione ambientale, che si inquadra nel contesto di altre normative, ugualmente innovative, come l’Ecolabel per la certificazione di prodotto, o l’IPPC come strumento per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento attraverso un approccio integrato. Ecolabel ed EMAS sono entrambi strumenti economici a carattere volontario ed entrambi sono nati nel 1992, nel contesto del Quinto Programma D’azione Per L’ambiente. Dopo il vertice sulla terra di Rio, la Commissione cercò di attivare meccanismi di mercato, complementari ai tradizionali strumenti legislativi, per favorire comportamenti ambientali sia a livello di produzione che di consumo sostenibile.

Con l’apertura del sistema EMAS a qualsiasi tipo di organizzazione e ai servizi, se ne è rafforzata la visibilità e – di concerto – l’autorevolezza. I partecipanti hanno infatti la possibilità di comunicare meglio le proprie performance ambientali e il nuovo logo EMAS, via via più conosciuto, si sta rivelando un ottimo strumento di informazione semplificata.

 

IPPC

Integrated Pollution Prevention Control.

La Direttiva Comunitaria sulla “Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento”, Integrated Pollution Prevention Control (IPPC), adottata nel 1996, rappresenta un elemento molto innovativo all’interno della politica ambientale europea. Tale direttiva, infatti, ha sancito il passaggio da un sistema ambientale autorizzativo, suddiviso per matrici (acqua, aria, suolo, rifiuti,…) a una visione integrata e sistemica di controllo dell’inquinamento.

Secondo questo approccio, si privilegia la prevenzione e la minimizzazione dell’inquinamento alla fonte, al fine di garantire una gestione accorta e più sostenibile delle risorse naturali. L’abbattimento dei livelli delle emissioni aziendali si basa sulle potenzialità offerte dalle migliori tecniche ambientali disponibili (Best Available Techniques – BAT), in modo da incentivare l’innovazione e la progressiva adozione di tecnologie a minor impatto ambientale. Altro elemento di rilievo è il diritto del pubblico a essere informato in merito all’impatto delle attività industriali. La direttiva, inoltre, permette di rendere omogenee le autorizzazioni ambientali degli impianti ad alto potenziale di inquinamento.

La Direttiva IPPC si inserisce – in Italia, come in altri paesi europei – in un momento importante di riorganizzazione delle competenze ambientali (delegate sempre più a livello regionale e provinciale) e di tendenza verso la semplificazione amministrativa e autorizzativa.

 

GLI STANDARD ISO 14001

La International Standard Organisation (ISO), fondata ad Amsterdam nel 1947, fissa standard per un’ampia gamma di prodotti e di operazioni gestionali. A seguito del successo riscontrato dalla norma ISO 9000 sulla gestione della qualità, l’organizzazione ha messo a punto la serie 14000 dedicata al management ambientale.

La serie si articola in cinque aree di sviluppo:

  • ISO 14001 Sistemi di Gestione Ambientale (Environmental Management Systems)
  • ISO 14031 Valutazione della performance ambientale (Environmental Performance Evaluations) ISO 14010 Auditing ambientale (Environmental Auditing)
  • ISO 14040 Valutazione del ciclo di vita dei prodotti (Life Cycle Assessment)
  • ISO 14020 Etichettatura ambientale e dichiarazioni (Environmental Labelling)

 

La serie di norme ISO 14000 è stata sviluppata dal Comitato Tecnico (TC 207) della ISO, con lo scopo di promuovere un approccio comune nella gestione dell’ambiente e di aumentare la capacità delle organizzazioni nell’ottenere e misurare i miglioramenti nelle proprie performance ambientali.

 

LCA

L’Analisi Del Ciclo Di Vita

L’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment) è un processo che permette di valutare l’impatto ambientale di un prodotto, processo o attività, attraverso un approccio che viene definito ‘dalla culla alla bara’ (from cradle to grave).

Si tratta di un’analisi sistematica per identificare e quantificare le risorse impiegate (materiali, energia, acqua); per valutare l’impatto di questi consumi e quello di emissioni e rifiuti sugli ecosistemi; per identificare e valutare – infine – le opportunità per realizzare i miglioramenti ambientali del caso.

Nel caso del prodotto-piastrella, per esempio, la LCA partirà dalla valutazione dell’impatto sull’ambiente delle attività di estrazione delle materie prime, del carico – in termini di consumo energetico e inquinamento – derivante dal loro trasporto dalle cave ai luoghi di lavorazione via via sino a interessarsi alle varie fasi della produzione, alla distribuzione del prodotto finito; all’installazione, al suo uso e manutenzione, all’eventuale riciclo e, infine, alla sua dismissione.

Un approccio di questo tipo, comprendente numerosi fattori tecnologici, economici e sociali correlati con tutte le fasi di vita di un prodotto, consente di individuare le criticità e i margini di miglioramento anche al di fuori dei siti produttivi.

Lo studio dello LCA è standardizzato nella serie di norme ISO 14040-14043 che fissano le seguenti fasi:

  • definizione degli obiettivi e dell’ambito dell’analisi;
  • analisi dell’inventario;
  • analisi dell’impatto ambientale;
  • interpretazione dei risultati.

Lo LCA trova impiego in tre ambiti: quello degli interventi tipici del mondo produttivo, quello degli interventi di supporto alle decisioni nella pubblica amministrazione, quello della comunicazione ai consumatori.

L’utilizzo dello LCA nel settore produttivo è funzionale alla pianificazione aziendale per la creazione di un sistema informativo interno all’azienda che sia la base per avviare un sistema di gestione ambientale e di controllo della produzione. In questo caso si parla di IPM (gestione integrata del prodotto),che focalizza la sua attenzione sulla gestione del ciclo di vita dei prodotti e servizi forniti.

Il secondo ambito di applicazione, la pubblica amministrazione, ha due potenziali finalità: le politiche di pianificazione di interventi pubblici (per esempio, il piano gestione dei rifiuti o quello di gestione dei trasporti) e le politiche di prodotto (per esempio, l’applicazione di tasse o incentivi su determinati beni, oppure la selezione dei fornitori negli acquisti della PA all’interno del green public procurement).

Il terzo utilizzo dello LCA è connesso all’informazione ai consumatori: assegnazione di etichette ecologiche (per esempio, l’Ecolabel europeo), supporto nelle strategie di marketing, strumento di controllo dei prodotti, informazione e orientamento dei consumatori verso scelte d’acquisto responsabili.

L’LCA nell’industria ceramica italiana

Il Centro Ceramico di Bologna ha condotto nel 1998 uno studio relativo all’applicazione delle tecniche di LCA nel settore delle piastrelle di ceramica. La procedura specifica sviluppata è stata basata sulle norme tecniche ISO 14040-14043 e sul metodo sviluppato dal CENTRO DI SCIENZE AMBIENTALI (CML) dell’ Università di Leiden in Olanda, in collaborazione con Unilever.

Il metodo scelto per l’analisi dell’impatto ambientale è denominato EcoIndicator, un indice adimensionale che esprime una misura quantitativa dell’impatto ambientale di un prodotto sull’intero ciclo di vita e sull’ambiente inteso nella sua totalità, attraverso l’effetto su problemi ambientali a scala globale.

L’applicazione dell’analisi LCA nel settore delle piastrelle di ceramica ha permesso di identificare le soluzioni migliori per raggiungere i seguenti risultati:

  • I livelli di prestazione raggiunti in Italia nella depurazione delle emissioni gassose, nonostante i maggiori consumi di energia elettrica e di materiali ausiliari (calce) e la produzione di rifiuti di depurazione (calce esausta), determinano comunque la migliore performance ambientale dell’unità produttiva.
  • Il riciclo dei rifiuti rappresenta la migliore pratica dal punto di vista della salvaguardia ambientale sia per il minor consumo di materiali (input: risorse naturali) che per l’impatto ambientale evitato (output: smaltimento di rifiuti e rilascio di sostanze inquinanti nell’ambiente).
  • L’adozione della cogenerazione, sia pure nelle condizioni precisate nello studio, garantisce una riduzione dell’impatto ambientale del processo ceramico nella maggioranza degli aspetti ambientali considerati.

 

LEED

Leadership in Energy and Environmental Design.

Il LEED è un sistema di certificazione della sostenibilità degli edifici, elaborato dal US Green Building Council e diffuso in oltre 40 paesi del mondo. Il LEED definisce gli standard per costruire edifici eco compatibili, secondo la logica del Green Building, in relazione a diversi parametri che riguardano l’intero ciclo di vita dell’edificio: progettazione, costruzione, fruizione, abbattimento e smaltimento.

I criteri sono raggruppati in sei categorie, che prevedono prerequisiti prescrittivi obbligatori e un numero di performance ambientali, che assieme definiscono il punteggio finale dell’edificio:

  • Siti sostenibili (1 prerequisito – 14 punti): gli edifici certificati LEED devono essere costruiti sulla base di un piano di smaltimento che riduca la produzione di rifiuti e impieghi materiale riciclato o prodotto localmente.
  • Gestione efficiente dell’acqua (5 punti): la presenza di sistemi per il recupero dell’acqua piovana o di rubinetti con regolatori di flusso deve garantire la massima efficienza nel consumo di acqua.
  • Energia ed atmosfera (3 prerequisiti, 17 punti): Utilizzando al meglio l’energia da fonti rinnovabili e locali, è possibile ridurre in misura significativa la bolletta energetica degli edifici.
  • Negli Stati Uniti, ogni anno le costruzioni LEED immettono nell’atmosfera 350 tonnellate metriche di anidride carbonica in meno, rispetto ad altri edifici, garantendo un risparmio di elettricità pari al 32% circa.
  • Materiali e risorse (1 prerequisito, 13 punti): Ottengono un punteggio superiore, nel sistema di valutazione LEED, gli edifici costruiti con l’impiego di materiali naturali, rinnovabili e locali, come il legno.
  • Qualità degli ambienti interni (2 prerequisiti, 15 punti): Gli spazi interni dell’edificio devono essere progettati in maniera tale da consentire una sostanziale parità del bilancio energetico e favorire il massimo confort abitativo per l’utente finale.
  • Progettazione ed innovazione (5 punti): L’impiego di tecnologie costruttive migliorative rispetto alle best practice è un elemento di valore aggiunto, ai fini della certificazione LEED.

 

Sommando i crediti conseguiti all’interno di ciascuna delle sei categorie, si ottiene uno specifico livello di certificazione, che attesta la prestazione raggiunta dall’edificio in termini di sostenibilità ambientale.
La certificazione LEED si articola in:

  • Certificazione Base ( Certified, 26 – 32 punti)
  • Certificazione Argento (Silver / 33-38 punti)
  • Certificazione Oro (Gold / 39-51 punti)
  • Certificazione Platino (Platinum / 52 e 69 punti)
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