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Benessere, salute

La ceramica è uno dei materiali che rispondono alle esigenze di sempre maggiore attenzione al miglioramento  della qualità di vita e della salute fisica e psicologica in relazione alla fruizione degli edifici privati e collettivi.

Una soluzione ideale per:

– migliorare gli standard di sicurezza e di accessibilità degli ambienti, con l’abbattimento delle barriere architettoniche, in una logica Design for All (gli anziani, i disabili, i bambini)

– ridurre i rischi da indoor pollution, l’inquinamento degli ambienti dovuto a emissione di agenti inquinanti da parte di materiali costruttivi

– garantire ambienti igienicamente sicuri, in casa e nei luoghi collettivi: strutture sanitarie, palestre, piscine, ma anche uffici, aeroporti, stazioni, ecc.

– sviluppare un approccio di progettazione architettonica ispirato ai concetti di creatività, ricerca estetica, innovazione, per contribuire alla creazione di una cultura dell’abitare a “misura d’uomo”.

 

Accessibilità
Per barriera architettonica si intende una qualsiasi realizzazione fatta dall’uomo che impedisca o renda difficoltose la libertà e la sicurezza di movimento a chiunque abbia problemi motori o sensoriali.

La progettazione di spazi e ambienti a fruizione pubblica, come metropolitane, stazioni e aeroporti, scuole e ospedali, attinge sempre più spesso alla ceramica italiana, materiale che rende pavimentazioni e rivestimenti conformi alle norme di eliminazione delle barriere architettoniche.

Alcuni produttori italiani di piastrelle in ceramica hanno infatti messo a punto una risposta originale al problema dell’integrazione sociale dei portatori di handicap, soprattutto ipovedenti e videolesi.

Una serie di istruzioni impresse a rilievo sulla superficie di speciali piastrelle permette ai disabili visivi di individuare e seguire facilmente un percorso-guida. Accanto alla sicurezza, queste piastrelle garantiscono tutte le prestazioni tecniche ed estetiche che contraddistinguono analoghi prodotti di gamma alta.

Il sistema di guida ‘artificiale’ è complementare a quello delle guide ‘naturali’, costituite dalle particolari conformazioni dei luoghi (muri, marciapiedi, siepi, aiuole) e dai segnali sonori, tattili, olfattivi a cui il disabile visivo ricorre abitualmente per orientarsi.

 

Indoor pollution

Il radon è un gas naturale, incolore e inodore, che si forma di continuo dal radio per decadimento radioattivo dell’uranio 238, accompagnato dall’emissione di radiazioni ionizzanti (RI). Il radon esala dal sottosuolo e, in misura più ridotta, da alcuni materiali da costruzione e dalle tubature dell’acqua.
Presente ovunque, all’aria aperta si disperde rapidamente e non raggiunge quasi mai concentrazioni pericolose. Diventa invece di particolare interesse da un punto di vista sanitario quando è presente negli ambienti confinati, dove tende ad accumularsi raggiungendo livelli tali da rappresentare un rischio per la salute (negli Stati Uniti è definito silent killer poiché, anche se non se ne ha una percezione immediata, crea danni e malattie molto gravi).

Un rapporto del Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti della Radiazione Atomica (UNSCEAR), ha classificato, nel 1977, il radon come principale sorgente naturale di radiazioni ionizzanti a cui la popolazione mondiale è esposta. Il radon è pericoloso per inalazione e per ingestione. L’ipotesi di un legame tra alte concentrazioni del gas e cancro ai polmoni fu messa in primo piano molto presto nel ventesimo secolo.
Nel 1988, l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro dell’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ (WHO) ha identificato il radon come cancerogeno di gruppo 1, collocandolo al secondo posto (10%), dopo il fumo di tabacco (85%), quale causa di tumori polmonari. Il rischio di sviluppare tale patologia tra fumatori esposti a radon è di circa 15 volte superiore rispetto a non fumatori esposti alle stesse concentrazioni.

Il Radon in edilizia
Il tema della possibile radioattività dei materiali da costruzione è trattato da anni, soprattutto in ambito scientifico, il primo studio risale alla metà degli anni ‘50 e fu condotto in Svezia. Da allora si sono susseguite Raccomandazioni e Direttive della Comunità Europea. Alcuni Stati Membri e molti altri paesi hanno stabilito precisi limiti ai tassi di radioattività nei materiali da costruzione.

La Commissione Europea ha raccomandato di contenere la concentrazione di radon all’interno degli edifici entro i 200 Bq/m3, mentre la radiazione gamma non dovrebbe causare una dose superiore a 1 mSv/anno; tuttavia si dovrebbe cercare di raggiungere il valore di 0,3 mSv/anno.

Se la dose gamma dei materiali da costruzione è contenuta entro 1 mSv/anno, anche la concentrazione di radon all’interno degli edifici difficilmente supererà i 200 Bq/m3.

Normalmente è piuttosto difficile tradurre in pratica tali valori di concentrazione in fase progettuale (il radon può essere misurato solo a edificio finito), mentre è abbastanza semplice rispettare un valore di progetto relativo alla dose gamma, scegliendo materiali poco radioattivi.

Il Radon e la ceramica
Tutti i materiali da costruzione contengono quantità variabili di radioattività naturale, dovuta a elementi radioattivi non prodotti dall’uomo.
Grazie a una struttura fortemente densificata, che riduce la porosità e la permeabilità, la ceramica è da annoverare tra i materiali da costruzione a più bassa emanazione. Inoltre, le piastrelle funzionano da barriera per l’eventuale radon emesso dai solai e dalle pareti su cui sono applicate, non solo per il loro corpo “denso”, ma anche grazie alle superfici smaltate che in molti casi le rivestono.

 

Igiene

Interni inquinati.
Il problema della contaminazione degli edifici è, come noto, alla base della cosiddetta “sindrome dell’edificio malato” e causa di patologie e allergie. Sostanze tossiche o nocive – come polveri, pollini, spore, batteri, oltre a bacilli e germi patogeni – possono essere cedute all’ambiente interno, rilasciate dai materiali utilizzati in edilizia o negli arredi, o vi possono essere trattenute provenienti dall’ambiente esterno.

Alcuni studi dell’EPA sull’esposizione umana ad aria inquinata stimano i livelli di contaminanti presenti in ambiente indoor superiori da 2 a 5 volte – con punte occasionali di 100 – volte rispetto a quelli all’aperto. Ciò rappresenta un problema di particolare rilievo se si considera che gran parte delle persone spende circa il 90% del proprio tempo in ambienti confinati.

I moderni edifici, in particolare, registrano gravi difficoltà nel garantire condizioni abitative sane o quantomeno accettabili. Sempre secondo l’EPA, negli Stati Uniti circa il 30% delle nuove costruzioni (o di quelle rinnovate di recente) soffre di seri problemi in termini di qualità dell’aria (indoor air qualità, IAQ). Non per caso, la IAQ è collocata in prima posizione assoluta tra i grattacapi ambientali nazionali.

A livello di progetto, sono disponibili varie strategie per ottenere una buona IAQ. A tale scopo, tra i materiali a disposizione dei progettisti, sono senz’altro da privilegiarsi quelli comunemente definiti low-emitting a emissioni basse o nulle.

La natura stessa dei materiali ceramici – per le caratteristiche di inerzi chimico-fisica, conseguenti al trattamento termico ad alta temperatura che conclude il ciclo di fabbricazione – ne induce le ottime prestazioni questo aspetto, evitando qualunque tipo di cessione di sostanze contaminanti (Pb, Cd, ecc.).

Ecco gli aspetti di maggior rilievo nella valutazione prestazionale dei rivestimenti ceramici:

  • facilità di manutenzione: le piastrelle di ceramica, con la loro superficie dura, inerte, compatta e resistente assommano tutte le caratteristiche per assicurare facili ed efficaci condizioni di igiene;
  • impermeabilità ai liquidi e alle sostanze chimiche: nelle piastrelle smaltate lo strato vetrificato dello smalto svolge una funzione di impermeabilizzazione. Per quelle non smaltate il grado di resistenza alle macchie dipende dalla porosità. Per i prodotti a maggiore assorbimento, le caratteristiche di impermeabilità sono recuperabili attraverso idonei trattamenti superficiali dopo la posa.
  • resistenza al fuoco: un pavimento o un rivestimento in ceramica a contatto con la fiamma non si danneggia, non la propaga né l’alimenta, non sviluppa né emette sostanze tossiche, né gas o vapori di qualsiasi natura;
  • salubrità: polvere, odori, fumo, germi e pollini non penetrano lo smalto . Inoltre, in generale, i rivestimenti ceramici registrano una ridotta possibilità di formazione di polvere e, conseguentemente, necessitano di scarsa manutenzione. In quanto inerti, infine, le piastrelle in ceramica non producono né rilasciano sostanze pericolose per la salute e l’ambiente; le basse emissioni determinate dall’uso di certi adesivi possono essere eliminate con corrette procedure di istallazione.

 

Design e innovazione

La sempre più ampia diffusione di alti livelli di benessere favorisce la diffusione di una nuova cultura dell’abitare, ispirata alla qualità estetica e al design, per rispondere alle esigenze di innovativi modelli globali di relazione e socialità.

La “bellezza” è un fattore sempre più determinante per il miglioramento della “qualità di vita” nell’ambito della casa, ma anche nei luoghi di lavoro e di svago (dove si trascorre sempre più tempo) e nei cosiddetti “non luoghi” – stazioni, aeroporti…¬- simbolo di una cultura collettiva che tende a diventare globale. La ceramica italiana è protagonista dell’evoluzione di queste tendenze.

La ricerca in campo estetico è un fattore distintivo del made in Italy ed è unanimemente riconosciuta, al contempo, come motore di un’innovazione assai più estesa che, travalicando l’aspetto del prodotto, ha coinvolto i processi di produzione, la stessa organizzazione del lavoro, e le strategie di marketing e comunicazione.

Nel caso specifico del settore ceramico, si assiste oggi alla tendenza a consolidare la collaborazione diretta tra aziende e mondo del progetto (architetti, interior designer, università, istituti di ricerca). La globalizzazione ci stimola a riflettere sul rapporto tra estetica, innovazione e ricerca: un mix che – non da oggi – ha determinato il successo del made in Italy. A differenza degli altri paesi, infatti, il fattore estetico è sempre stato un motore del cambiamento, grazie alla capacità, tutta italiana, di coniugare cultura scientifica e cultura umanistica: pensiamo allo scienziato-artista Leonardo e, in tempi più recenti, ai tanti maestri del design e dell’architettura che hanno saputo combinare bellezza e funzionalità.

Il bello è un fattore determinante per rispondere alle esigenze di nuovi stili di vita, ma è anche elemento propulsore capace di forzare la tecnologia per giungere a risultati innovativi.

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